Dove vado? Il ‘neurone Gps’ ci aiuta

Le cellule di posizione (place cell) permettono di individuare la posizione che il corpo occupa nello spazio e tengono traccia sia della posizione passata e presente sia di quella futura.Tale scoperta si deve ad una ricerca svolta da Loren Frank e i colleghi dell’Università della California sull’attivazione neurale dei topi, i quali dovevano stabilire in quale direzione andare all’interno di un labirinto. Per un animale in fuga è fondamentale definire rapidamente quale direzione prendere e per farlo attiva l’abilità di immaginare scenari futuri e valutare quale di questi garantisce le maggiori chance di sopravvivenza. L’ippocampo crea quindi una sorta di menù dei possibili scenari in base al quale il cervello decide che opzione scegliere. I neuroni gps, facendo sì che si attivino sia le cellule di posizione per la direzione intrapresa sia quelle per il verso opposto, agiscono come un navigatore costantemente attivo.

Le place cell, scoperte nel 1971 dallo psicologo O’Keefe, attivandosi su una mappa situata nel cervello, permettono di rispondere alla domanda «Dove mi trovo?», provando come tale bisogno sia fondamentale. Tale sistema di mappatura venne confermato degli studi di Edvard e May-Britt Moser della Norwegian University of Science and Technology, i quali individuarono i neuroni griglia (grid cell) capaci di organizzare nello spazio le esperienze vissute. Esse costituiscono l’altra metà del nostro gps interno e collegate con le prime, permettono di rispondere alla domanda «Dove sto andando?».

I due tipi di neuroni consentono l’orientamento e la navigazione ma si ritiene che il nostro sistema gps permetta anche di ordinare i pensieri. Di fronte ad una nuova esperienza, il cervello individua la somiglianza tra una nuova situazione e le nozioni già immagazzinate, riuscendo così a decidere il comportamento migliore da adoperare. Il nostro cervello quindi è come un orologio che tiene una traccia cronologica degli eventi basandosi sull’esperienza.

Marta BASILE

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