Alveare, scatola e lucchetto: le start up verdi del Piemonte

«L’Alveare Che Dice Sì!» è un progetto nato quattro anni fa a Parigi, che ha attecchito ottimamente anche in Italia. Una sorta di comunità di acquisto che cerca di azzerare la filiera alimentare mettendo faccia a faccia i produttori sul territorio con chi ci abita, e vuole mangiare sano e a prezzo giusto. Chi vuole diventare gestore di un Alveare accede al sito www. alvearechedicesi.it, si impegna a cercare produttori locali (frutta, verdura, carne, formaggi, uova…); poi i consumatori, iniziando dalla cerchia delle proprie conoscenze (parenti, amici, colleghi) e infine il luogo per le distribuzioni, che può essere un ufficio, un oratorio, un bar. In Italia ci sono più di 150 alveari,19 nel comune di Torino. Un secondo esempio di «best practice» si chiama Re-Box, cioè ri-scatola. La Fao calcola che lo spreco alimentare in Italia costi 13 miliardi di euro l’anno.

Daniela e Marco, fondatori di Re-Box per tentare di ridurre, almeno in parte, lo spreco di cibo hanno inventato «ReFood», la foodybag (anche il nome suona più trendy) bella, comoda, di design che consente l’asporto del cibo non consumato al ristorante. Si acquista e si regala online. Un terzo esempio di tecnologia innovativa a servizio del bene comune riguarda la sfera della mobilità. Mug Studio di Parma ha lanciato il progetto Shike con il quale si eliminano le stazioni di parcheggio del bike sharing grazie a un lucchetto smart. Nel lucchetto sensori integrati nel sistema permettono di raccogliere dati ambientali e valutare la CO2 risparmiata. Geolocalizzatori consentono di non dover riposizionare le bici in stalli predefiniti rendendo più agevole l’uso della bicicletta rispetto a mezzi pubblici inquinanti. Queste tre startup sono state premiate al Green Pride Piemonte 2017.

Marco FIOCCARDO

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